Tutti i vantaggi della coltura idroponica

La pianta da interno curata tramite coltura idroponica si presenta:

  • Non mi devi annaffiare per un mese.
  • Non porto batteri.
  • Sono molto più resistente delle piante in terra.

Tutti argomenti forti e veritieri, come comprovato da miriadi di studi e confronti che hanno favorito la diffusione – ormai ampissima – delle piante idroponiche in ambienti ospedalieri, pubblici e alberghieri, oltre che privati, soprattutto nei paesi dell’Europa settentrionale, dove c’è grande attenzione a questi aspetti.

Vediamo perché e come beneficiarne.

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Cos’è la coltura idroponica

Sembra una contraddizione, ma coltivare senza terra è possibile. D’altra parte le piante non si nutrono di terra, ma dei sali minerali in essa disciolti tramite annaffiatura o acqua piovana. Basterà quindi mettere a disposizione della pianta una soluzione acquosa nella quale sono disciolti ioni, potassio, ammonio fosfato e nitrato e aggiungere un materiale inerte, solitamente l’argilla espansa, avente la funzione di sostegno della pianta e il gioco sarà fatto.

La coltura idroponica, anche detta idrocoltura o più comunemente coltura senza terra, è tutto questo, vale a dire un sistema alternativo alla coltura in terra per coltivare e mantenere ogni tipo di pianta, a partire dalle piante ornamentali da appartamento e da ufficio, per finire con gli ortaggi in serra, tanto da essere oggi considerata una nuova frontiera nella produzione di cibo a basso consumo d’acqua.

I componenti base per una pianta in idrocoltura comprendono:

  • il vaso di coltura, che conterrà la pianta con l’apparato radicale nel substrato di argilla espansa, consentendo attraverso delle fessure l’adeguato scambio idrico e nutrizionale;
  • il portavaso o fioriera, di qualsiasi materiale, forma e colore, secondo i gusti personali e il contesto, purché a tenuta d’acqua;
  • il nutrimento, granulare a scambio ionico con durata di 4/6 mesi oppure liquido da somministrare diluito nell’acqua ad ogni bagnatura mensile
  • e l’indicatore di livello dell’acqua, la vera bacchetta magica del sistema, con tre tacche, per sapere sempre cosa fare.

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Ma di quali piante da interno si sta parlando?

La coltura idroponica si applica bene a tutti i tipi di piante, seppure i migliori risultati si ottengano utilizzando quelle da appartamento a foglia verde, o comunque quelle con un apparato radicale robusto e dal rapido sviluppo: tra queste i Ficus, le Schefflere, le Aglaonema, le Sansevieria, i Pothos, i Philodendri e le Dracene e tra quelle fiorite, gli Hibiscus, gli Anthurium, le Orchidee, le Saint Paula e molte altre ancora. Anche i cactus e le piante grasse possono essere coltivate con questo sistema.

Per quanto riguarda la taglia delle piante, da tenere presente che si ha generalmente maggiore successo cominciando a coltivare in idrocoltura quelle di piccole dimensioni, o meglio ancora le talee radicate in acqua, che si adattano più facilmente al substrato di argilla espansa e alla costante presenza di umidità.

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Quali sono i vantaggi della coltura idroponica?

Qui viene il piatto forte. L’eliminazione della terra comporta di per sé una serie interessante di vantaggi, tra cui maggiore pulizia e maggiore resistenza e salute per l’assenza di muffe, batteri ed altri parassiti che spesso si sviluppano proprio in presenza di terra con eccessiva umidità, dando anche origine a maleodori. Ci sarebbe tanto da dire, per cui meglio schematizzare:

SEMPLICITÀ: annaffiature mensili, nessuna necessità di rinvasi e pochissime cure – in più si sa esattamente quando e quanto bagnare e concimare.

RESISTENZA: maggiore salute e durata per l’assenza di agenti patogeni del terreno e per l’ossigenazione ottimale dell’apparato radicale.

PULIZIA: l’assenza di terra elimina sporco e processi di putrefazione, muffe e parassiti, con vantaggi anche in termini di assenza di cattivi odori.

ECONOMICITÀ: meno annaffiature e consumo d’acqua, oltre alla manutenzione semplificata.

PRATICITÀ: maggiore leggerezza, ovvero piante più facili da spostare e più sicure da posizionare su pavimenti e tappeti di pregio.

ESTETICA: piante sempreverdi da interno, ideali per spazi da vivere e godersi in qualunque stagione.

A questo punto, non ci resta che sciorinare anche l’ultimo vantaggio della coltura idroponica: le piante in idrocoltura sono meno vulnerabili a condizioni d’illuminazione non ottimale; non si spiegherebbe altrimenti la loro notevole diffusione nei paesi del nord Europa.

Insomma un piacere per chi le ospita e le usa per adornare i propri ambienti lavorativi e domestici, con addirittura la possibilità di partire in vacanza senza troppi rimorsi: verificando che alla nostra partenza il livello dell’acqua sia alla tacca più alta dell’indicatore, le troveremo come le abbiamo lasciate, anche dopo tre settimane.

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Istruzioni per l’uso: da dove cominciare

Tenendo a mente che il periodo migliore per il passaggio dalla terra all’idrocoltura è la primavera, che corrisponde con la ripresa vegetativa della pianta, iniziare a crescere le proprie piante con coltura idroponica è semplice e accessibile a tutti. Ecco come procedere:

  • Munirsi dei sette elementi indispensabili: il vaso di coltura, l’indicatore di livello dell’acqua, il substrato inerte (di solito argilla espansa, oppure pietrisco o ghiaia), il concime granulare a scambio ionico, il portavaso e, naturalmente, l’acqua e la pianta, possibilmente giovane;
  • Sciacquare i sassolini di argilla espansa affinché risultino puliti da ogni residuo di terra;
  • Prendere la pianta precedentemente coltivata in terra, rimuoverla dal vaso completa di radici, liberare queste ultime dalla terra, immergendole in acqua per alcune ore e risciacquandole poi con acqua pulita, e con la precauzione, prima del rinvaso nell’argilla, di potare quelle parti delle radici che si siano danneggiate durante l’operazione di lavaggio.
  • Riempire il fondo del vaso di coltura di argilla espansa e riporvi la pianta a dimora per poi aggiungere argilla fino al bordo, a coprire interamente l’apparato radicale.
  • Inserire la pianta con il suo vaso di coltura all’interno del vaso esterno o fioriera già corredato dall’indicatore di livello.
  • Aggiungere acqua fino alla tacca intermedia dell’indicatore, che corrisponderà ad un livello di circa ¼ del vaso di coltura.
  • Qualche settimana più tardi si aggiungerà nell’acqua anche il fertilizzante prescelto.
  • A questo punto si dovrà fare attenzione di tenere la pianta in un ambiente con una temperatura compresa tra i 18 e i 25° C, specialmente durante i primi due mesi, rabboccando l’acqua con una cadenza di 3-4 settimane e aggiungendo fertilizzante circa ogni 6 mesi.

Per un’esperienza ancora più facile, è possibile acquistare in vivaio piante già coltivate in idrocoltura, che non avranno problemi di adattamento e saranno pronte per essere utilizzate.

Da Giardango si potrà scegliere in un’ampia selezione e ricevere miriadi di consigli preziosi dai nostri esperti guidati da Carlo Maria Braun, che si è occupato di questa tecnica colturale per ben oltre 30 anni, al punto da essere oggi considerato in Italia come il più grande esperto – vedasi anche l’articolo intervista pubblicato sul numero di Gennaio 2015 di Gardenia.

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